05/07/2007

En effet, meglio se non scrivo

Era da tot che non mi sentivo così. E non è che proprio mi dispiacesse. Pourtant, solo in queste condizioni miglioro il record di prato fiorito, sotto gli 80 secondi non ero mai sceso. Et c’est la pire des nouvelles. Perché aspettarsi. Perché aspetto. Cosa. Non mi deve niente nessuno. Oggi svalvolo, barello e smandrappo, decisamente, non bisogna tenersi equilibrati troppo a lungo. Perché poi si finisce solo per sbandare più violentemente. Lentamente. Lento. Violento. Ti sego la testa dalle emozioni. Ti sego la testa dal corpo delle emozioni. Odio il mio telefono. Il corpo delle emozioni, smembralo. Odio quello degli altri ma il mio di più. Perché no? Perché non arriva? Perché aspetto e cosa. Ça ne suffit pas et je ne suffit non plus. Non vi voglio vedere. Voglio stare girato di spalle con vista sulla finestra, sulla finestra affacciata su un’altra finestra, a fingere di essere uno che pensa. Non, mais, sans blague, pourquoi elle ne téléphone pas? Dovrebbe? Io dovrei cosa? E poi in fondo non capisco che cosa ti aspettavi. Solo perché una volta hai aperto bocca… Una risposta, mi serve una risposta. Mi serve essere mandato a stendere netto e perbene, liscio e delineato, senza possibilità di replica. Mi serve perché quelli come me lorsque tu leur laisse entendre quelque chose, ils ne comprennent pas. Il detto fra le righe non fa per me. Bambini, non parlate tra le righe. Mais ce n’est pas de faute à eux, on fait rien d’exprès. Nous, on n’a pas les outils pour comprendre. E ne siamo dispiaciuti e continuiamo a camminare fuori dalla strada. Vai nel fosso già che ci sei. Impiccati con un filo d’erba di quelli che mamma usava da piccola per fischiare, quelli che tu non sei mai stato capace neanche a distinguere nel prato. Non sei capace. Dimmi qualcosa. Dimmi che sono vivo. Dimmi che la mia vita tra le 9 del mattino e le 8 di sera non è trasparente. O che lo è meno dell’acqua. Que je suis vraiment ici et maintenant. Perché io non ci credo, e anche l’opacità che segue la mia trasparenza sembra non poter bastare mai. Gente che mi guarda strano. Ieri una tipa strana è arrivata a dirmi “tu sei strano”. Io apprezzo la sincerità ma non ho avuto la capacità dialettica per risponderle. La prontezza. La prontezza non abita qui. Anche perché di questo passo finirò per convincermene moi-même. Ma non lo voglio e non me ne rendo conto. Non esistono i tipi strani. Tutti sono uguali a tutti, io voglio essere uguale a tutti; tutti non sono nessuno, voglio perdermi nell’indifferenza di persone uguali. Perché sono strano? Cosa vuoi da te? Buttare nel cesso il ragionevole dubbio. Strangolare il GSM. Non l’ho mai guardato il GSM, io, non c’è motivo di cominciare ora; oggi poi, quelle idée bizarre… Tu sei strano. Ma che cazzo vuol dire? Che solo perché son strano devo starmene qui a precipitare nel mio personalissimo pozzo in legno massello senza che nessuno senta la mia voce? Chi lo decide? Bien évidemment, c’est toi qui a decidé tout ça…toi le maître. Mi guardo intorno senza trovare mai il centro da cui partire, che le persone siano 4 o centomila tutte mi sembrano così labili e sfumate che comunicare è verosimilmente impossibile. È ben con e persone che si dovrebbe comunicare, n’est-ce pas? In teoria, perché tanto mica ci provo. E se ci provo poi non so quando e quale output aspettarmi in risposta. C’est pourquoi il ne peut arriver nulle chose, rien d’épatant, rien de décourageant davantage que ce que je suis. Posso succedere solo io, succedo a me stesso. Foncièrement, sono una di quelle persone che se le guardi abbassano il capo. Se gli parli, dopo la prima volta devi farlo altre due prima di ottenere qualcosa. Ed è poco. Sempre poco. Oggi devo uscire. Oggettivamente, oggi non mi posso permettere la permanenza près de chez moi sans conséquences. Al cinema danno solo il già visto; o l’inutile. Molto inutile, ce que je sens. Forte e chiaro. Non c’è nulla di quello che ho scritto sopra che io mi sia accorto di aver scritto. Non so di che ho parlato. Se avessi una pistola sparerei al nokia 3100. Se vivessi in America il nokia 3100 avrebbe già il suo foro da parecchio tempo. Preciso e circolare, come il pozzo, scuro e profondo. Ma non sono profondo; però se esco forse non fondo. Fuso.

22/06/2007

Capita quando mi lascian solo, excusez-moi

Io mi sento molto triste. Perché non riesco a fare cose che per gli altri sembrano così normali, atteggiamenti, stati d’animo, percezioni ed emozioni. Non sentire troppe cose, non so inquadrarle e guadagnarmele. Non lo so fare, la trovo un’impresa superiore alle forze residue mie, le quali ne consegue debbono essere significativamente esigue. Non è invidia, ma rassegnazione per non saper essere, même pas, per sapere di non essere all’altezza. Ce soir j’avais à parler mais je n’ai rien fait, mi sento in colpa verso me stesso. Io non ci spero e al momento lo posso dire con buona e franca sincerità, io non ci credo ma al tempo stesso voglio scuotermi e levarmi di dosso questo mantello di torpore bianco e faticoso. Per cambiare, per fare soffoco e confusione, per passare a una fase successiva. Io non ci credo ma vorrei vedere se glielo dicessi, si au moins par la suite tout ça pourrait ou pas aller de mieux en mieux (ho perso ogni conoscenza del periodo ipotetico francese, BANG). Non glielo dico e sto male. Vorrei vedere dicendoglielo e impostando una risposta negativa di default (per il quieto vivere) se potrò stare meglio. Ma non lo faccio, ho provato, ho fallito come spesso, e ora sono stanco e non ho più la forza mentale per ritentare il nulla. Non studio, mi serve il mio co-kotteur in stanza che dorme per convincermi a far qualcosa, altrimenti anche le rester débout pendant tout la nuit ne sert à rien. E ti dicono, per farti coraggio, che non è vero, che prima o poi arriverà, che bisogna pazientare e non può non succedere. Te lo ripetono, le facce cambiano e ripetono le stesse parole, sembrano rifiutarsi di accettare la realtà, sembrano parlare da così lontano, il loro suono non riesce più nemmeno a sfiorarmi. Infatti non è vero, è un inganno, un palliativo scaduto da anni per tenerti buono, al tuo posto che non vedi qual è, e sperduto, in mezzo a un traffico di persone che più pulsa meno mi sembra di saper comprendere. Au dehors du temps, le mien et celui des autres, non arriverà nessuno, non saprò ottenere quello che vorrò e sempre più vorrò essere capace di sopprimere qualsiasi desiderio. A cosa si riduce a quel punto lo sgocciolare del tempo, o la vita, l’esistenza, o qualsiasi altro di questi insignificanti sinonimi? Allo stare fermo, al guardarsi intorno, rinunciare a capire, fare fatica per chiudere gli occhi, riaprire gli occhi e non badare ai colori. I colori. Non servono i colori. Cosa serva, al momento mi sfugge, non vedo e non sento, non trovo un ricordo né una prospettiva che valga la ribalta del mio scivolante pensiero. Alcuni visi che passano in rassegna e mi ricordano che non sono riuscito, già a priori che non riuscirò. Sono tutti morti, sono tutti vivi, mi hanno lasciato solo, non c’è più nessuno e sarà più triste di sempre anche se in realtà nulla sarà cambiato. E io non c’ero e quando c’ero j’ai toujours posé la question ratée. O sono stato zitto, ho visto il rischio, l’ho studiato, mi sono perplesso, girato e tornato indietro. Sinceramente, non riesco, non sono riuscito. A cosa si riduce? Davvero non vedo il, o anche solo un, motivo. Il faut réfléchir si le chercher ou pas.

 

So di non aver detto nulla. Questo lo chiamo un umore medio basso, si può faaaaaaaaaaaare di più, senza eeeeeeeeeeeeessere eroi. Aggiungo solo che avevo fortissima la tendenza a cospargere queste righe di insopportabili puntini di sospensione a macchia di leopardo, stile adolescenzial-blog tristefelice quanti amici ho come sto bene come vivo la mia vita tutta d’un fiato. Magari è invidia. Ho invidia dei puntini? Ma poi mi sono trattenuto. Metti mai che qualcuno mi trovi. Sono meno nascosto di quanto io creda o ambisca.

12/06/2007

Se manca l'oggetto

Io non chiedo. Me l’hanno fatta sparire pressappoco all’incontrario di come fa un prestidigitatore con coniglio e cappello. Non c’è più. Mai e più. C’est bien dommage, mi ero imparato par coeur delle battute che neanche alle elementari quando dovevo recitare C’è poca aria di stelle le sapevo così bene. Molto probabilmente non gliele avrei dette, certes, avec une fille  absente il n’y a pas de mots à dir. Però me la ricordo ancora, normalement col tempo che passa mi sfumano anche i volti delle ragazze qui me posent problème. Non riesco bene a definire quel che sto aspettando per iniziare, e in più mi sembra di attendere da una vita. È una vita che mi aspetto. Ricavo dalle persone delle modestissime soddisfazioni, e per far sembrare che il gioco sia a somma positiva per me non ne do loro nessuna. Ben gli sta, mal mi sta. Apprezzo solo la coerenza di quest’impostazione, sotto ogni altro punto di vista è implosiva e tutto sommato inutile. In questo periodo non trovo nulla che io possa meritare, si erodono le fondamenta per le costruzioni future. L’ottimismo divide e impera. Domani c’è l’ipermaxi party stracollegiale. Ce sera là une bonne occasion pour rester davantage seul. Fatico a immaginare qualcosa di meno inverosimile di me a quella specie di festa. Ma come!?! Non vieni??? Ci saranno mille milioni di persone!! Justement... Pourtant, passare l’intera giornata come sono abituato a fare sapendo che alla sera non avrò neppure qualcuno che mi possa distrarre non è cosa buona e giusta; anche se il giusto c’entra pochino. Il cinema può tentare di ossigenarmi. Questione di scelte, resta il fatto che occorrerà inventarsi qualcosa. Per una volta potrei per esempio navigare per la città senza correre il rischio di incontrare qualcuno che conosco. Tutte quelle persone che in realtà non si conoscono ma comunque abbastanza da doverle salutare quando le si incrocia. Domani svuoto la mensa. E il pensiero. Peccato che tutto ciò non invogli all’applicazione sociologica come dovrebbe. Est-ce que je me suis rendu compte d’être en train d’écrire une mémoire en sociologie? A volte temo di no. Non mi sono reso conto di svariate cose; delle quali la stragrande maggioranza nemmeno mi interessa. E bello qui perchè scrivo solo quando son triste. Sono soddisfazioni…

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